Studio Be. Fa. Na. Studio associato di architettura

Studio Be. Fa. Na.
1996 – Il rilievo nel Restauro

I Beni Culturali, ppg 54 – 58

BetaGamma Editrice, Viterbo

Testo completo dell’ articolo:

Quanto sia determinante il rilievo per il restauro e la conservazione non è certo una grande scoperta, quanto poi, all’atto pratico – e mi riferisco a tutti gli interventi con fini conservativi, importanti o meno – questa affermazione trovi dei riscontri, delle applicazioni, delle metodologie costanti e di sicuro supporto al fine conservativo è certamente tutto da dimostrare.

Se da una parte la pubblica  amministrazione lamenta costanti carenze finanziarie per queste operazioni, dall’altra anche il privato non comprende il più delle volte come questo costo, considerato in sostanza aggiuntivo ed in qualche modo fine a se stesso, possa in seguito migliorare le successive scelte progettuali e consuntivi economici.Il punto sostanziale è quindi come liberare la rappresentazione di un’opera d’arte -sia essa una scultura, una architettura o qualsiasi oggetto da conservare – dalla sua stessa intrinseca qualità accademica di essere alla fine un bel o brutto disegno e di venir valutata solo con questo parametro.Mi spiego: se devo realizzare una struttura in cemento armato avrò bisogno di un certo disegno che non mi interessa minimamente da un punto di vista estetico, ma semplicemente informativo, cioè tale elaborato dovrà essere il tramite tra ideatore ed esecutore senza che possano sorgere dubbi o interpretazioni. Se il disegno in questione consente la realizzazione completa della struttura avrà certamente esaudito lo scopo per il quale è stato prodotto, in caso contrario non ha nessun valore.

Nel restauro architettonico e più in generale a tutti i livelli della prassi manutentoria, molto spesso il rilievo, la rappresentazione, l’elaborazione grafica delle riflessioni e delle idee che anticipano l’intervento vero e proprio rimangono confinate nella banalità delle richieste di autorizzazione come surrogati di una realtà che è tutt’altro e che verrà affrontata prescindendo da ogni riferimento fin lì elaborato. In pratica si eseguono le operazioni di rilievo che consentono il riconoscimento dell’oggetto in sede amministrativa per poi eventualmente elaborare successive e parziali rappresentazioni slegate in ogni caso da un progetto unitario.

Cerchiamo di comprendere le motivazioni che stanno alla base di questo atteggiamento:1) l’operazione di rilievo è vista con un certo sospetto, nel senso che non si sa fino che punto possa teorizzare la realtà complessa di un manufatto storicizzato, quindi quasi istintivamente si è portati a dubitare o temere l’esistenza di altre situazioni che il segno non riesce a tramandare.2) un rilievo può essere lungo e comporta a volte dei contratti e dei costi suppletivi di fronte ai quali sorgono inevitabili domande: mi servirà veramente? quale sarà il ritorno economico e qualitativo di questo investimento?In sintesi il ragionamento finale: premesso che questo disegno sia corretto sotto ogni profilo e  non nasconda sorprese – cosa che nessuno immagina di fronte ad una tavola dei ferri per un telaio in cemento armato – i tempi di elaborazione ed i costi aggiuntivi saranno economicamente sostenibili rispetto al risultato finale? Questa mancanza di certezza è all’origine delle generale diffidenza nei confronti di operazioni riconosciute per altro imprescindibili in sede teorica per il fine preposto sia esso la conservazione tout-cort o l’utilizzo di un bene sul quale è stato affidato un valore da tramandare nel futuro.

Ora come è possibile invertire la rotta, quali possono essere le risposte ai dubbi, molte volte legittimi, che circondano le operazioni di rilevo?Affrontiamo in ordine la prima questione: la precisione e l’attendibilità. Ormai da un decennio anche le nostre professioni sono state investite dalla rivoluzione informatica. Questa nello specifico campo del disegno ha introdotto un nuovo elemento fino ad allora impensabile: la misura reale virtuale. Ciò che può sembrare un’ovvia banalità, nello specifico della rappresentazione si è rilevato uno strumento dalle potenzialità eccezionali in quanto qualunque sia stato il metodo di acquisizione dei dati – strumentale o manuale – la restituzione avviene sempre per coordinate reali a cui poi si possono aggiungere sistemi matematici di compensazione dell’errore che ripartiscono consequenzialmente inevitabili incongruenze numeriche del rilievo sul campo. Il nostro elaborato finale avrà allora la stessa precisione a prescindere dalla scala di rappresentazione con tutte le misure reciprocamente approssimate e controllate.Se da un lato quindi è possibile avere la sicurezza di un elaborato preciso, dall’altro bisogna però riconoscere che l’eccessiva specializzazione tecnologica degli operatori sui metodi e sull’uso delle apparecchiature ha portato a tralasciare la preparazione generale di quest’ultimi sull’architettura ed i suoi linguaggi.Questo significa che il rilievo non è una radiografia meccanica ma è mediata inevitabilmente dalla cultura dell’operatore: per graficizzare un capitello composito è necessario conoscere le sue rappresentazioni, altrimenti si rischia di riportare dei segni incoerenti che non trasmettono all’osservatore una sintesi coerente della realtà.

Un esempio: la recente mostra sull’opera di Leon Battista Alberti imperniata proprio su elaborazioni computerizzate bidimensionali e tridimensionali reali (modelli lignei) e virtuali. In essa è stato reso evidente il conflitto tra le enormi potenzialità del metodo ed i pericoli insiti nello stesso.Una mostra di questo tipo ancora qualche anno fa era impensabile, la straordinaria produzione grafica e modellistica senza l’ausilio dell’informatica – per altro pubblicizzato ad ogni occasione – non sarebbe stata possibile, ma poiché probabilmente gli operatori erano soprattutto dei validissimi tecnici e non anche degli storici dell’architettura, sono stati commessi alcuni errori significativi. Come spiegato in precedenza con il computer si opera in coordinate reali e quindi al termine dell’impaginazione virtuale è possibile richiedere indifferentemente una stampa a scala 1:200 o 1:5, ma attenzione se per la macchina ciò è indifferente non lo è per noi che ad ogni scala affidiamo delle regole rappresentative, dei particolari, un proprio mondo semantico.In questa mostra tutte le elaborazioni sono state prodotte con tale ricchezza di particolari da presupporre una stampa a scala 1:10 ed invece lo stesso disegno era indifferentemente presentato con risultati inevitabilmente opposti: leggibile al 20, quasi irriconoscibile al 100.Quindi non basta saper usare nuovi strumenti per ottenere nuovi risultati, bisogna anche conoscere la storia dell’arte e le regole della rappresentazione altrimenti si rischia di parlare in una lingua sconosciuta se non inutile.Seconda questione: tempi e costi.

Premesso che un rilievo possa essere preciso ed esaustivo, il costo e  l’allungarsi dei tempi possono spaventare quando non si riesce ad immaginare l’eventuale ritorno qualitativo ed economico.Elaborare un rilievo in modo informatico è certamente vantaggioso in termini di tempo e quindi di conseguenza in termini di costo di mano d’opera. Si può obbiettare su quanto incide l’utilizzo di certe apparecchiature, ma anche qui è doveroso distinguere: operare con una camera stereometrica o con un restitutore fotogrammetrico è certamente oneroso, ma non è neanche paragonabile a confronto dei possibili analoghi risultati che in certi casi si possono ottenere con una attrezzatura domestica.Ciò significa che se per speciali situazioni è indispensabile avvalersi di strumenti altamente sofisticati – pensiamo al rilievo di una statua come il Marc’Aurelio – , in moltissimi altri per il livello di precisione richiesto e per l’utilizzo futuro del risultato si possono intraprendere percorsi più immediati ed alla portata della maggior parte degli interessati.Questo dovrebbe essere compreso ed applicato dal pubblico amministratore, invece molto spesso assistiamo a vicende completamente opposte. Il tecnico o il funzionario che deve scegliere, per non essere eventualmente accusato di inadempienze o altro preferisce affidarsi ai consorzi più grossi – le ditte che eseguono rilievi stereo fotogrammetrici – con risultati più o meno di questo livello:- elaborati che non hanno una dipendenza con le richieste o le aspettative del restauratore e quindi si riducono al solo scopo rappresentativo;- qualità approssimativa nei dettagli in quanto l’operatore risulta più un informatico che un architetto e quindi non riproduce secondo un linguaggio semantico coerente con l’oggetto da rilevare;- costi alla fine non giustificabili con l’uso effettivamente esercitato, in conclusione sperpero di energie umane e risorse pubbliche.

A mio avviso ci vorrebbe una maggiore attenzione sia  agli aspetti progettuali ed intrinsecamente economici, in pratica:- stabilire gli obbiettivi del restauro o dello studio sul bene da conservare;- quantificare e qualificare il tipo di supporto grafico (nel caso del rilievo), o l’ampiezza della ricerca nel caso di uno studio storico ;- verificare infine i mezzi più idonei ed economicamente più vantaggiosi per raggiungere l’obbiettivo preposto.Non basta quindi affermare che serve un certo rilievo se poi la mansione dell’incarico passa attraverso un funzionario contabile che, suo malgrado, non conoscendo le esigenze del caso sceglierà in base a criteri avulsi da ogni logica sopradescritta.Rivolgo questa riflessione soprattutto all’amministratore pubblico in quanto da un lato lo Stato è il maggiore possessore e gestore di beni culturali, dall’altro perché l’operatore privato, forse legato alla propria tasca, è maggiormente spinto alla ricerca di quelle soluzioni che a parità di risultato risultano meno onerose.

Di seguito e per concludere due esempi:1) il rilievo di un bastione delle mura di Padova eseguito per l’Ufficio BB. CC. del Comune;2) il rilievo di una fonte battesimale settecentesca per la Soprintendenza ai BB. AA. e AA. di Venezia.Entrambe le operazioni erano rivolte a concreti interventi conservativi, nel primo caso per motivi statici, nel secondo per la reintegrazione dell’immagine attraverso il consolidamento delle superfici a stucco. Ecco quindi intenti comuni ma con finalità, esigenze, obbiettivi e scale di rappresentazione diverse comunque risolte con la stessa metodologia: il principio del raddrizzamento di una immagine con il sistema della restituzione fotogrammetrica ad una sola ripresa.In pratica è stata applicata la dimostrazione teorica secondo la quale per un’immagine bidimensionale (una superficie) distorta in cui siano riconoscibili almeno quattro punti per i quali preventivamente sono state acquisite le coordinate reali, è possibile ricostruire la forma originale facendo coincidere i quattro punti distorti sui vertici reali.Nei casi citati questo ragionamento si è tradotto nel rilievo di una maglia di punti (topografico nel caso del bastione, diretto nel secondo viste le ridotte dimensioni della fonte), nella successiva ripresa fotografica a quattro punti per volta, nell’inserimento e ripassatura delle immagini nel computer ed infine nel raddrizzamento e montaggio d’insieme.

Il tutto può sembrare un’operazione semplice e poco costosa, bastano un personal, uno scanner ed un programma di CAD al quale è stata aggiunta la formulazione del raddrizzamento ad un fotogramma – reperibile su qualsiasi testo di fotogrammetria -, infatti la difficoltà sta proprio nell’atto della ripassatura, bisogna preventivamente aver chiari due obbiettivi: conoscere cosa si sta rilevando e aver chiaro lo scopo di tale rilievo in funzione dell’utilizzo successivo, cioè non si deve cadere nel tranello del disegno accademico fine a se stesso.In sintesi un’analisi dei vantaggi ottenuti con questo metodo:1) tempi di elaborazione sul campo ridotti e costi estremamente contenuti, rispetto ad un’analoga operazione condotta con sistemi stereo fotogrammetrici il rapporto economico sta 1 a 10, per cui la perdita inevitabile in termini di precisione è altamente compensata da tale vantaggio;2) possibilità di quantificare e visualizzare meccanicamente aree degradate, stati fessurativi, semplicemente perché ad ogni segno è stato dato un certo codice colore che può essere richiamato per tutte le informazioni numeriche necessarie, lunghezze, aree, ecc…Torniamo allora all’esempio del disegno per la struttura in cemento armato: se anche un elaborato di rilievo potrà essere inteso in questo modo, esclusivamente operativo, il nostro lavoro potrà avere un sicuro riscontro sia in termini economici sia in proiezione sulla qualità dell’intervento finale, il cui processo sarà finalmente supportato da una base semantica (i disegni) e quantitativa (dati, misure, ecc…) che permetteranno quella previsione e programmazione tante volte invocata quando si interviene su un monumento.